RISTRUTTURARE

Riqualificazione energetica di edifici esistenti: prima regola, stop all’eternit

Come già raccontato nei nostri due precedenti contributi sul tema, la riqualificazione energetica di edifici esistenti è un obiettivo da porsi come indispensabile per un futuro più in linea con i concetti di ecosostenibilità e benessere dell’abitare.

Abbiamo preso come esempio l’intervento di riqualificazione energetica effettuato da Schiavi Spa su un edificio di Arese, in provincia di Milano. Questo centro urbano di grande importanza è oggi casa di ventimila abitanti – in crescita costante – e necessita di un adeguamento urbanistico mirato, sempre più orientato tanto al rispetto dell’ambiente quanto alla vivibilità e al comfort.

Dopo la dettagliata fase progettuale, nel corso della quale sono stati messi nero su bianco i requisiti indispensabili per una buona riuscita del progetto – anche a fronte delle esigenze reali degli abitanti dell’edificio – Schiavi Spa ha dato ufficialmente il via all’esecuzione delle opere.

In questo senso, il primo intervento pratico ha riguardato essenzialmente la copertura dell’edificio. Partendo dal presupposto che il concetto di riqualificazione deve comprendere anche opere volte al risanamento e alla creazione di ambienti più salubri e adatti all’uomo, il primo obiettivo raggiunto è stato quello della rimozione dell’eternit presente nella struttura.

È necessario un inciso: l’eternit è nient’altro che il nome commerciale dato al fibrocemento, un materiale composto da cemento e amianto a lenta presa ed elevata resistenza – in particolare alla trazione. Brevettato all’inizio del Novecento, l’eternit venne ampiamente utilizzato per la realizzazione di coperture, nello specifico di lastre e tegole utilizzate in campo edile grazie alle sue spiccate caratteristiche di impermeabilità e leggerezza. Successivamente, a partire dagli anni Quaranta, questo materiale cominciò ad entrare, letteralmente, nelle case delle persone attraverso la produzione di oggetti di uso quotidiano.

Sin dal 1992 è divenuta chiara a tutti la necessità di rimuovere l’eternit dai manufatti edili perché l’amianto in esso contenuto è, di fatto, un materiale altamente cancerogeno. A partire da quell’anno, l’utilizzo dell’eternit per qualunque applicazione è stato espressamente vietato e ancora oggi continuano gli interventi di rimozione di questo pericoloso componente. Gli agenti atmosferici provocano infatti l’usura del materiale, che tende a sfaldarsi in minuscoli frammenti. Questi ultimi, una volta inalati, provocano danni all’apparato polmonare e possono essere causa di patologie cancerogene e tumorali.

È proprio in questo contesto che è diventato mandatario ed essenziale procedere innanzitutto con il risanamento del tetto tramite la rimozione dell’eternit e il contestuale rifacimento del manufatto.

L’edificio su cui siamo intervenuti ad Arese presentava una copertura non coibentata, composta da onduline in eternit appoggiate su una leggera struttura in legno. A seguito di un’accurata analisi che ha confermato la nostra ipotesi, è stata avviata la complessa procedura di sicurezza prevista in questi casi dalla legge. Le lastre in amianto sono state pertanto adeguatamente rimosse, insaccate e sigillate in modo da renderne sicuro il trasporto e successivamente sottoposte a un processo di bonifica radicale, prima di essere definitivamente smaltite in appositi siti.

In sostituzione della copertura in amianto, Schiavi Spa ha proceduto alla realizzazione di una nuova struttura portante in legno alla quale sono stati accoppiati pannelli sandwich coibentati con profilo reggitegola: si tratta di pannelli multistrato con facciata superiore e inferiore rigida, accuratamente isolati nella porzione interna.

Il nuovo tetto dell’edificio di Arese sottoposto a riqualificazione energetica si rivela oggi una componente essenziale in un’ottica di miglioramento della salubrità degli ambienti: calore, comfort e massima sicurezza sono soltanto alcuni dei plus che un eccezionale materiale naturale come il legno ha saputo garantire agli abitanti.