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Il balcone: il nostro tramite col mondo durante l’emergenza coronavirus

L’emergenza coronavirus, come abbiamo già evidenziato in altri articoli, ci ha messo in condizione di ripensare in toto la nostra esperienza con la casa. Le disposizioni di contenimento della pandemia di COVID-19, che limitano al minimo storico le uscite dalle mura domestiche, hanno influenzato il nostro lifestyle in ogni singolo aspetto: dal lavoro alla vita sociale, fino al tempo libero. La reinterpretazione degli spazi è stata dunque, per sua natura, inevitabile.

E il balcone è diventato il veicolo che più di tutti ci mette ora in contatto con il mondo esterno, ossia è il tramite quotidiano attraverso cui una popolazione costretta a casa riesce a fruire dell’outdoor.

Schiavi Spa ha sempre ritenuto essenziale che le soluzioni immobiliari disponessero di un mezzo di comunicazione con il mondo circostante, fosse esso un grande giardino privato, un terrazzo oppure un balcone vivibile. In un momento storico in cui, già prima dell’emergenza COVID-19, si operava per rivalutare l’interconnessione tra uomo e ambiente, ci troviamo ora a viverla in prima persona in una modalità del tutto inedita.

Mai come prima d’ora siamo meravigliati e affascinati dalle più piccole modificazioni che percepiamo all’esterno, e di conseguenza mai come prima d’ora utilizziamo il balcone come “piattaforma” verso il mondo. Per osservare un fiore che sboccia, lasciarci sedurre da un’alba o un tramonto, guardare le chiome degli alberi tornare verdi e rigogliose in primavera, assaporare un po’ d’aria fresca che, persino nelle zone più densamente urbanizzate, si è improvvisamente fatta più pulita.

E ogni volta che accendiamo la TV, scopriamo che tanti altri stanno utilizzando il balcone come luogo “multitasking”: quasi un sistema modulare in cui le persone parlano con i vicini, cantano, leggono, si abbronzano, fanno sport (per quanto possibile), lavorano, mangiano, si rilassano.

Il balcone come nuovo luogo della comunità e come finestra sul mondo

Il balcone è diventato dunque il nuovo luogo della comunità? Sì, senza dubbio, assieme alle piazze digitali, specialmente quelle social. Il balcone e la terrazza sono il simbolo di una società che, in questo momento, si ritrova suo malgrado stretta tra solitudine e distanziamento sociale e assoluto bisogno di relazione con l’altro. E così facendo, queste piattaforme in outdoor possono diventare piccoli angoli di beautitudine e sollievo, luoghi in cui coltivare piccoli orti verticali o fiori colorati e profumatissimi, in cui collocare un divanetto o un dondolo, una poltrona e un tavolo su cui riporre il PC. Allo stesso modo, i balconi intesi nella loro totalità diventano tavolozze su cui appendere striscioni che comunicano la speranza e la resilienza di chi ha un’infinita voglia di ripartire, di ricominciare, o di cominciare in modo nuovo.

È il grande paradosso del momento: in una società che, per anni, ha fatto di tutto (e a ragione) per preservare la privacy dei suoi individui, il balcone è ora il luogo della riscoperta delle relazioni. Con le persone, con la natura, con noi stessi.

Rimarrà tale anche quando l’emergenza sarà rientrata?