Quali sono le origini di Palazzo Ferlendis, l’edificio storico simbolo di Lovere che, di recente, è stato riportato al suo antico splendore grazie a un’accurata opera di restauro conservativo che ha interessato anche Schiavi Spa?

Secondo i documenti degli archivi, Palazzo Ferlendis sorge sull’attuale Via Guglielmo Marconi, tra il Lago d’Iseo e l’antica strada regia, oggi rinominata Via Cesare Battisti. L’humus storico che vede la nascita dell’edificio è da collocarsi nelle condizioni di serenità garantite dalla Pace di Lodi, sancita nel 1454, e nella conseguente fiducia in un’espansione anagrafica ed economica sempre più marcata, che interessa i territori bergamaschi al tempo annessi alla Terraferma Veneziana. È il momento per Lovere di uscire al di fuori delle proprie mura medievali, ampliando il proprio borgo al di qua della Valvendra, così da garantire appoggio urbanistico alle nuove e sempre più numerose attività manufatturiere.

Ed è proprio in questo contesto che la famiglia Ferlendis inizia a costruire in località Marza, appena al di fuori dell’abitato, dando vita a un sito di residenza e lavorazione del panno scarlatto ed esprimendo, con calce e mattoni, il fervore economico dell’epoca.

Nel Settecento, l’edificio viene poi frazionato in diverse proprietà ma non cambia la sua struttura, che continua ad affacciarsi interamente sul meraviglioso lago grazie a un unico orto di pertinenza, che tale resterà fino al 1828, con la costruzione della nuova strada costiera in direzione Breno ed Edolo. Dove ora c’è un distributore di carburante c’era un tempo un grande prato in colle piantumato a gelsi, di proprietà della famiglia Zitti. Dove ora c’è un parcheggio che affaccia il lago, c’era un tempo un orto con viti (e, nuovamente, gelsi), di proprietà delle sorelle Gerosa. È il momento, per Palazzo Ferlendis, di trasformarsi quasi in un piccolo borgo dentro il borgo, con diverse pertinenze e case in affitto che si spartiscono le tante particelle e mappali.

È il prefetto del Ginnasio Comunale di Lovere, l’abate Domenico Puccinelli, a unificare e ordinare nuovamente l’intero sito nel momento in cui ottiene la proprietà di alcuni lotti.

L’edificio storico rimase a lungo una residenza con osteria, stallazzo al piano terra e magazzini, ma l’abate Piccinelli resta comunque come la figura di snodo per la vicenda catastale di Palazzo Ferlendis, infine devoluto al Comune di Lovere nel 1853. Da altro venditore, il municipio ricompone finalmente l’integrità dell’antico edificio.

Che comincia così una nuova tappa della sua storia secolare.

Panorama fotografico di Lovere tratto da Album dei documenti e d’altre persone benemerite che passarono a miglior vita, Lovere 1881- Fondazione Accademia di belle arti Tadini Onlus. Museo dell’Ottocento. Si ringrazia il direttore Marco Albertario.

FONTI: Archivio di Stato di Bergamo, Catasto Napoleonico, Lovere, Trasporti Estimo, 60 e 61; Catasto Lombardo-Veneto, Lovere, Libri partitari tra le proprietà Piccinelli e Biancotti (partendo dal 904). Archivio di Stato di Milano, Catasto, 9683 e 9684 (Atti di formazione). Raccolta Demetrio Oberti di Lovere. Circa Lovere: Alberto Bianchi e Francesco Macario, L’occhio della storia, La cittadina edizioni 2016; Giovanni de Lezze, Descrizione di Bergamo e suo territorio, c. 260v e c. 261v (Lucchetti, 1988); Roberto Ghilardi, Quando a Lovere costruivano le automobili in «Il Giornale di Bergamo-Oggi», 30 giugno 1987 in copia presso Raccolta Demetrio Oberti; SIRBeC, scheda ARL a cura di Luca Scaburri, 2007. Circa l’abate Domenico Piccinelli: Almanacco Imperiale Reale per le provincie del Lombardo Veneto, 1825 e ss.; Carlo Facchinetti, Bergamo o sia Notizie patrie…, Bergamo 1826. Ringrazio Demetrio Oberti di Lovere; Laura Businaro, Marinetta Pacella ed Emilia Peduzzo dell’Archivio di Stato di Bergamo