Quella del centro parrocchiale di San Paolo Apostolo a Bergamo è una storia che prende vita nel fervore socioculturale degli Anni Sessanta, e non è interessante soltanto da un punto di vista architettonico. Ma per comprenderne le ragioni, è importante prima di tutto muovere un passo indietro e ricostruire le radici di questo importante edificio.

Nel febbraio del 1965, l’ingegner Luciano Galmozzi firma il progetto che porterà all’edificazione sia della nuova chiesa che dell’annesso centro parrocchiale. Da un punto di vista territoriale, la struttura sorge in una zona caratterizzata da una vocazione residenziale sempre più dirompente, tra le vie dei Gallieri e dell’Era, a sud di Via Coghetti. L’edificio viene terminato in tempi decisamente brevi da Schiavi Spa e, nel 1970, viene consacrato dal vescovo bergamasco Clemente Gaddi con tre mesi di anticipo rispetto alla consegna precedentemente prevista da contratto.

È interessante notare che, per la costruzione del centro parrocchiale di San Paolo Apostolo, il Comitato Nuove Chiese ottenne il contributo statale del 4% su 35 anni per spesa autorizzata di quelli che, all’epoca, erano ben 170 milioni di lire. Tuttavia, al fine di non perdere il sussidio, era necessario che la parte esecutiva avesse la meglio sulle incertezze burocratiche fortemente interconnesse agli oneri urbanistici e alla densità edilizia ridotta dal Piano Regolatore. Schiavi Spa centra il bersaglio, e consegna l’edificio finito esattamente a un anno e mezzo dalla posa della prima pietra, avvenuta nell’aprile del 1969.

Il centro parrocchiale di San Paolo Apostolo è dunque uno tra i più significativi “vascelli di transizione” tra la Bergamo degli Anni Sessanta e quella degli Anni Settanta. E oggi, esattamente a 50 anni dalla posa della prima pietra, avvenuta il 20 aprile 1969, non potevamo che ricordare e celebrare questo importante progetto.

Si ringraziano Matteo Esposito (Archivio Storico Diocesano di Bergamo), don Alessandro Locatelli (Parrocchia di San Paolo Apostolo), Paola Palermo (Archivio Comunale di Bergamo), don Fabrizio Rigamonti (Ufficio Beni Culturali e Arte Sacra della Diocesi di Bergamo).