Quando si pensa al balcone applicato alle arti – la letteratura, il teatro, il cinema – è molto probabile che il primo a venire alla mente sia quello di Giulietta Capuleti. In effetti, è proprio il suo balcone ad essere il più famoso del mondo.

Il balcone di Giulietta è ovviamente ospitato a Verona e rappresenta una delle attrazioni principali della città: si affaccia su un piccolo cortile interno quotidianamente ricolmo di migliaia di turisti provenienti da ogni angolo del pianeta, un serpentone che dalla strada attraversa lo stretto portone ad arco, con le mura ricoperte di dichiarazioni d’amore scritte a pennarello. I visitatori stanno naso in su a guardare il balconcino da cui Giulietta si sarebbe affacciata per scorgere il suo Romeo, nell’omonima opera di Shakespeare.

Non è incredibile pensare che il balcone più famoso del mondo sia dedicato al personaggio di un’opera letteraria, a qualcuno che non è mai esistito e il cui autore non ha mai, peraltro, neppure visitato la città veneta? Nonostante tutto, Verona è e sempre sarà legata a doppio filo al destino dei suoi due sfortunati amanti, e tutti i “se” e i “ma” che li circondano restano in qualche modo sottigliezze di poco conto.

Diamo un’occhiata alla casa e al balcone di Giulietta da un punto di vista meramente architettonico e storico.

Si tratta essenzialmente di un palazzo medievale che sorge a poca distanza dalla centralissima Piazza delle Erbe. Questa struttura è il centro focale di un vero e proprio connubio tra realtà e leggenda: se da un lato i Capuleti non sembrano essere mai esistiti davvero, è invece assodata la presenza a Verona, nel periodo dantesco, di una certa famiglia Cappelletti (notate l’assonanza tra i nomi!), che risiedeva forse proprio nell’attuale casa di Giulietta – come testimoniato dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco di ingresso al cortile.

L’odierna casa di Giulietta e il suo celebre balcone, le cui origini sono incerte e comunque antecedenti al XIV secolo, sono di fatto il risultato di un fantasioso rimodellamento avvenuto poco prima della metà del Novecento e finalizzato a dare vita alla perfetta scenografia medievale per il dramma shakespeariano di Romeo e Giulietta.

Il balcone spicca nella parte frontale, dalla facciata in mattoni a vista ingentilita da finestre trilobate di una certa eleganza. L’intero edificio è un esempio, in verità piuttosto pregevole, di insula romana strutturata in corte mediante la suddivisione del lotto gotico, con spazi liberi interni e passaggi porticati verso la strada. La casa vuole rappresentare una ricostruzione verosimile delle tipiche dimore signorili venete del XIV secolo: è il risultato del restauro molto complesso, che ha considerato innanzitutto essenziale la strutturazione degli spazi e la loro coerenza con quelli medievali.

La Casa di Giulietta è anche conosciuta con il nome (in verità più corretto) di Casa di Dal Cappello, in riferimento ai mercanti di spezie che qui si stabilirono, dapprima con due torri medievali adiacenti e poi con una costruzione successiva. Per quanto riguarda il restauro del celebre balcone, è da attribuirsi ad Antonio Avena, storico italiano, direttore del museo civico veronese nella prima metà del Novecento e sostenitore della tutela del patrimonio artistico e architettonico della città di Verona.

È invece interessante scoprire che l’aspetto originario della struttura è, oggi, quasi totalmente immerso nel mistero e che, prima dell’intervento novecentesco, il balcone di Giulietta era praticamente inesistente.

Ma in fondo che importa? I balconi, queste aperture architettoniche verso il mondo, non sono essi stessi anche un varco sull’immaginazione? Continuiamo a immaginare!

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Giulietta: “Oh! Come entrasti tu qui? Ed a qual fine? I muri che circondano questo giardino sono ardui, e pressoché inaccessibili; ed il luogo in cui stai ti sarà tomba, se alcuno de’ miei ti sorprende”.

Romeo: “Coll’ali dell’Amore valicai l’altezza di que’ muri, ché barriera non v’ha al prepotente Amore: tutto che Amor può tentare, Amor l’osa; onde a’ tuoi non ebbi riguardo allorché qui venni”…

– William Shakespeare: Giulietta e Romeo. Atto II° scena II°