Giovanni_Andrea_Gregorini_-_Vezza_d'Oglio_(Foto_Luca_Giarelli)Giovanni Andrea Gregorini crebbe dunque in un ambiente permeato da una fortissima cultura industriale, che lo portò ad appassionarsi alla siderurgia, e a impegnarsi con costanza per apportare innovazione e sviluppo all’intero settore. Il concetto di espansione, da sempre un altro importante obiettivo dell’imprenditore, si concretizzò attorno al 1850 con la costruzione dell’enorme stabilimento siderurgico nell’Alto Sebino, tra Lovere e Castro, nel quale veniva lavorato il minerale di ferro proveniente dalle miniere della Valcamonica e della Valle di Scalve. Il più peculiare “ingrediente” di queste lavorazioni era, al tempo, la preziosa torba presente sulla sponda opposta del lago d’Iseo, e che andò a sostituire il più costoso e raro carbone di legna. L’attività siderurgica a firma Gregorini era talmente di alto valore che, durante l’Esposizione Provinciale di Bergamo del 1857, Giovanni Andrea ricevette una medaglia d’oro “per ricca mostra di ferro ben preparato, per la nota bontà dell’acciaio che presenta un largo consumo, e che, specialmente per la fabbricazione introdotta di molle ad uso dei rotabili, che prima dovevansi procurare all’estero”.

La passione, la determinazione di Giovanni Andrea Gregorini e la sua predisposizione a un’evoluzione tecnologica costante sia dal punto di vista tecnico che produttivo gli permisero, nel tempo, di dare vita a un vero e proprio impero: tra il 1860 e il 1870, l’industriale acquisì infatti il monopolio estrattivo dell’intera Val Camonica, oltre ad essere eletto in Parlamento e divenire sindaco del paese di Castro.

Si tratta di una commistione importante e assolutamente non casuale: Giovanni Andrea Gregorini riuscì a garantire uno sviluppo non soltanto precoce, ma anche rapido, alle sue attività imprenditoriali sul territorio grazie a una sinergia di inestimabile valore tra responsabilità istituzionali e risultati economici costanti.

Da un punto di vista politico, Gregorini viene ricordato come figura di forte ispirazione liberale: eletto deputato al Parlamento nel collegio di Clusone-Lovere nel 1870, l’imprenditore restò alla Camera per il resto della sua vita, suddividendo il proprio tempo tra la sua attività istituzionale e quella imprenditoriale. In quest’ultima, venne da quel momento in poi affiancato dal nipote Felice Ventura, che aveva partecipato alla spedizione dei Mille con Giuseppe Garibaldi.

Il secondo centenario dalla nascita di Giovanni Andrea Gregorini ricorre il 30 agosto 2019.

Al nome della famiglia Gregorini si lega l’origine di Villa Aventino, fondata dai discendenti Andrea e Fortunato Ventura e memento dell’amore per i valori di efficienza e bellezza che il celebre industriale aveva sempre considerato particolarmente importanti. Non è neppure casuale che la costruzione sorga in un contesto di particolare fascino paesaggistico come quello di Bossico, nota località di villeggiatura nella provincia bergamasca, del tutto integrata nell’ambiente naturale circostante ma, al contempo, anche epitome di ottimo gusto stilistico: Villa Aventino, con la sua struttura di perfetta ingegneria vestita di precisione architettonica, richiama dunque in toto il concetto di eccellenza da sempre legato al nome Gregorini.

Bibliografia

  • Marco Albertario (a cura di), Materiali garibaldini nelle collezioni dell’Accademia Tadini, I, Quaderni dell’Accademia Tadini, Milano 2008;
  • «Andrea Ventura Gregorini» in Rivista di Bergamo, 1934;
  • Giovanni Banfi, «Qualche ricordo di Bossico» in Rivista di Bergamo, 1932;
  • Narciso Bonfadini, «L’altipiano di Bossico dominante il Sebino» in Rivista di Bergamo, 1932;
  • Narciso Bonfadini, «Mons. Bonomelli a Lovere e a Bossico» in Cremona, rivista mensile illustrata della Città e Provincia;
  • Graziana Canova Tura, Gli Zitti e altri antenati, dattiloscritto inedito;
  • «Da una famiglia di Bossico donati a Craxi due dipinti del Tallone per il Museo garibaldino» in Eco di Bergamo, 3 marzo 1986;
  • «Da una villa di Bossico spariti mobili antichi» in Eco di Bergamo, 4 giugno 1982;
  • Vittoria Ferrandino e Maria Rosaria Napolitano (a cura di), Storia d’impresa e imprese storiche, Milano 2014;
  • Mimmo Franzinelli, Lotte operaie in un centro industriale lombardo, Milano 1987;
  • «Furto nella villa estiva del docente universitario» in Eco di Bergamo, 3 marzo 1970;
  • Roberto Ghilardi, «Quando a Lovere costruivano le automobili» in Il Giornale di Bergamo-Oggi, 30 giugno 1987;
  • Giovanni Gregorini e Camillo Facchini, Onde d’Acciaio, Gianico 2006;
  • «Oggi Craxi a Bossico si incontra con gli amministratori» in Eco di Bergamo, 2 marzo 1986;
  • Valeria Terraroli (a cura di), Il progetto disegnato-2, Antonio Tagliaferri (1835-1909), AAB Edizioni, 1999;
  • Daniele Vaninetti, «Tallone, il traghettatore» in Eco di Bergamo, 30 maggio 1996.

Fonti

  • Archivio comunale di Bossico
  • Archivio di Stato di Bergamo
  • Archivio di Stato di Milano
  • Archivio di Stato di Torino
  • Accademia «Luigi Tadini» di Lovere, Museo dell’Ottocento e Donazione Ventura-Gregorini
  • Civia Biblioteca di Lovere, Donazione Ventura-Gregorini

Si ringraziano

Marco Albertario, Andrea Borella, Laura Businaro, Graziana Canova Tura, Giovanni Gregorini, Gianfranco Malonni, Demetrio Oberti, Maria Pacella, Emilia Peduzzo, Gabriele Perlini, Massimo Rivoltella, Mario Schiavi, GianAndrea Ventura.Gregorini