Dieci soste nella città che cresce ma non invecchia mai

Dalla metà degli anni Ottanta ai primi Duemila l’Impresa Schiavi S.p.A. conduce un cantiere quasi ininterrotto per riordinare una parte importante del centro storico di Monza. La costanza degli interventi sul lungo tempo attribuisce un’armoniosa continuità ai dieci edifici coinvolti, dando vita a una passeggiata tra passato, recupero e modernità.

Partiamo dal cuore antico di Monza: piazza San Pietro Martire, dove l’omonima chiesa risale almeno al Trecento. Su questo slargo nel 1843 sorge palazzo Scanzi: la pietra e il legno caloroso del portale, il ritmo scolpito e accurato delle finestre, in cima il timpano come una corona. La ristrutturazione recupera e celebra questi dettagli, spogliando la struttura dalle aggiunte successive. L’intervento ritrova le originarie tonalità del giallo asburgico che, dall’Ottocento, vestiva a Milano palazzo reale e il teatro lirico «alla Scala». Dei due monumenti meneghini l’edificio monzese è il fratello minore, nato anch’esso sotto la stella dell’architettura neoclassica. Lo stesso scultore, Luigi Secchi, disegna del resto in Milano il monumento a Parini (Cordusio), Ricordi (Alla Scala), Umberto I (Castello sforzesco) e in Monza quello all’amico pittore Mosè Bianchi, che sorge proprio di fronte a palazzo Scanzi.

Basta proseguire su via Carlo Alberto per giungere all’edificio polifunzionale, anch’esso ristrutturato da Schiavi S.p.A.: i tre archi dei negozi al piano terreno, il balcone del primo e le cinque sobrie finestre del secondo cadenzano lo stabile. L’edificio restituisce gli spazi di un fervore industrioso e secolare: accanto alla chiesa, il palazzo; accanto al palazzo, case storiche e botteghe della Monza operosa. Questa passeggiata sui luoghi della città ci muove anche alla scoperta del suo fiero passato.

Svoltiamo a destra nell’intima e meno trafficata via Zucchi, dove affacciano due stabili residenziali rispettivamente di tre e quattro piani. A poca distanza, l’edificio storico all’incrocio tra le vie Zucchi e Pennati: le finiture di porte, balconi e finestre scandiscono i quattro piani, adibiti alla residenza e al commercio, rianimando la strategica posizione dell’edificio in piena Monza. All’incontro delle due strade, lo stabile rivolge l’angolo a un altro fabbricato: un ulteriore recupero con finalità residenziali e commerciali in comoda vicinanza al centro cittadino.

Guarda la video-storia del progetto

Residenziale è anche l’attiguo edificio che affaccia eleganti finestre su via Pennati. La modernità si dosa all’antico, contempera il recupero storico e l’esigenza dei cittadini come pulsazioni della città quotidiana. Per la comodità degli automobilisti sorge così un autosilo di 200 posteggi su sei livelli, di cui tre interrati: a cura di Schiavi S.p.A., l’opera cita il timpano di palazzo Scanzi alla quota del tetto, le cui mensole conferiscono un movimento inatteso all’alternarsi di pieni e vuoti.

Tra via Pennati e via Longo, segue il cinema «Capitol», stagliata architettura di gusto razionalista: una torre ritmata dalla geometria delle finestre. Schiavi S.p.A. ne cura la conversione in multisala, intervenendo sul rifacimento della copertura, il recupero della facciata e degli interni. Vuoti e pieni, le finestre alleggeriscono la razionalità delle forme e la assegnano una singolare metrica. Questa allenata alternanza ricorre anche per il centro Pennati, costruito per accogliere uffici, negozi, appartamenti.

Il vetro e i serramenti d’alluminio a nastro snelliscono modernamente la struttura, che impiega una pietra storica: la puddinga detta “ceppo”. La solidità dell’architettura passata e la leggerezza di quella presente entrano allora in colloquio, dando visione e riuscita al ventennale intervento che Schiavi S.p.A. conduce sui dieci siti del centro monzese: tra architetture recuperate e nuovi servizi, dieci punti per ridisegnare la città che cresce ma non invecchia mai.