L’anno scorso, in questo periodo, immaginavamo un futuro a breve termine in cui tutto sarebbe tornato alla normalità. Oggi, a circa dodici mesi di distanza e a pandemia ancora imperante, siamo insicuri in merito al tempo che ci vorrà perché tutto torni “come era prima”.
Tuttavia, se l’esperienza con il COVID-19 ci ha insegnato qualcosa, si tratta dell’importanza cruciale che gioca il luogo in cui viviamo nella gestione della pandemia. Quest’ultima, per l’essere umano, non equivale infatti solamente a una profonda alterazione delle proprie routine e abitudini, ma anche al rapporto diverso con il tempo e con lo spazio.
Va da sé che, in condizioni diverse, tutti noi trascorreremmo probabilmente molto più tempo all’aperto. La verità dei fatti è però che i nostri spostamenti sono ancora limitati e ci troviamo a passare molto tempo tra le mura di casa.
Ciò comporta inevitabilmente il dover imparare a riorganizzare gli ambienti per soddisfare il mutare delle nostre esigenze personali e professionali. Negli scorsi mesi abbiamo non a caso parlato moltissimo dell’importanza giocata da balconi e terrazzi nel nostro rapporto con l’esterno, con il “mondo che sta fuori”, ma anche della corretta ristrutturazione degli spazi indoor al fine di poter non soltanto vivere la casa, ma anche lavorare all’interno di essa.
Non abbiamo però mai parlato dell’importanza del luogo in cui viviamo, ossia della location.
Il COVID-19 non ha cambiato soltanto i nostri rapporti interpersonali, ma anche la relazione tra l’uomo e la natura. Dopo un lungo periodo “buio” in cui si è perpetrata una profonda disconnessione tra l’essere umano e il pianeta, l’ultimo anno ha visto rinascere la necessità di creare un legame con gli elementi naturali che ci circondano. Ci troviamo dunque di fronte a una nuova prospettiva che, con molta probabilità, influenzerà anche le nostre scelte future sia in termini di lavoro, che di viaggio, che di scelta della location in cui vogliamo abitare.
La ragione di questa rivoluzione è semplice: la natura ha un profondo impatto sul nostro benessere psicofisico.
Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista PLOS One e condotto dall’Università del Vermont ha indicato, tra l’altro, che gli “tsunami emotivi” producono nell’uomo un improvviso e marcato bisogno di riconnettersi al pianeta tanto che, nell’ultimo anno, si è verificata un’impennata nelle più normali attività all’aperto come camminare, fare jogging, visitare un parco, osservare la fauna selvatica o fare giardinaggio.
Ecco perché, a pandemia finita, ci si attende anche un cambio di paradigma nelle esigenze dell’abitare quotidiano e una sempre più evidente necessità di vivere al di fuori del caos cittadino, in contesti urbani che fanno dell’ecosostenibilità una delle loro priorità, oppure nella provincia, dove l’elemento “natura” gioca ancora un ruolo preponderante.
Schiavi Spa presta da sempre la massima attenzione alle esigenze di interconnessione tra uomo e natura e tutti i nostri progetti incarnano un assunto imprescindibile: una casa a regola d’arte è anche un edificio che sorge in una location scelta con cura.
I nostri recenti progetti a Lecco, Carnate e Vimercate evidenziano proprio questa filosofia, perché a fronte della massima comodità dei servizi e della migliore tecnologia abitativa, sono orientati anche a favorire il benessere psicofisico assoluto degli abitanti grazie all’immersione in città e borghi di grande fascino.



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