Al civico 17 di Cantone di Bellusco c’è un edificio di proprietà Schiavi, la cui storia è particolarmente interessante per complessità ed evoluzione.

1855 - Bellusco, Catasto Lombardo Veneto (1)

Se dovessimo definirne un’origine, questa sarebbe collocabile nel 1721 e nei mappali del catasto Teresiano, nel quale la proprietà era identificata con la particella 264. La medesima particella risulta presente anche nei mappali del catasto Lombardo-Veneto all’anno 1855. Tuttavia, se volessimo muoverci ancora più indietro nel tempo, ci ritroveremmo nel 1488, e in una casa con portico, aia, corte e orto appartenente a Giorgio Belusco prima, e al marchese Ercole Malaspina (entro il 1574) poi. Si trattava naturalmente di una proprietà molto diversa rispetto a quella attuale, il cui volto è riconducibile agli interventi datati 1853 ad opera di Pietro Saldarini, che la cedette poi a Luigi Bartesaghi.

In ogni caso, nel 1721 la proprietà di Via Vaghi a Bellusco è descritta al catasto come una casa civile di villeggiatura riservata alla famiglia del possidente Giuseppe Cozzi Segrada, assieme all’attigua corte colonica. Alla metà del secolo, l’edificio viene ereditato alla vedova di Cozzi Segrada, Giovanna Bulciago, e poi ancora dai suoi due figli: il sacerdote Giovanni Francesco e Giuseppe. Quando, alla morte di questi ultimi, la proprietà viene trasferita agli eredi, questi dispongono la vendita all’asta della “casa civile con giardino e vignolo unito con case coloniche e pezzi di terra siti nel luogo detto Cantone”.

 

È il notaio Ignazio Volpino, nel 1804, ad aggiudicarsi l’intero lotto – comprensivo anche di diversi aratori e brughiere boscate – per la somma di 16.910 lire.

La casa dell’epoca consisteva in una cucina con scala di legno d’ascesa mediante ribalta al suolaro a tetto, da cui si entrava in uno stanzino, il quale rimaneva al di sopra di un simile, e di un andito in piano terra, che si connetteva a una seconda cucina, nella quale era presente una scala di legno in due rami per salire ad una stanza per granaio. Al pianterreno, e posteriormente alla scala, vi era poi un portico in tre arcate di fronte alla scuderia con fienile, dietro alla quale compariva un secondo piccolo portico a tetto e un locale con arsenale, con una scala di legno esterna che portava a un suolaro. Il portico era in due campi, a tetto e con portina verso il giardino, ed erano poi presenti un pollaio e un forno al di sopra dei quali vi era una scala di legno con loggia. E poi ancora: una terza cucina e stanza posteriore, una quarta cucina destinata a un ulteriore pigionante, e rispettivi suolari. Diverse erano anche le stalle, i pollai e i moroni.

Quando il notaio Volpino muore, nel 1826, i quattro figli si suddividono l’eredità continuando però a condividere, vita natural durante, la proprietà e il godimento di tutto il lotto. Il valore delle strutture di Via Vaghi è ora stimato a 39.252 lire.

È importante sottolineare che la famiglia Volpino aveva sempre prestato particolare attenzione alla cura e alla manutenzione della proprietà belluschese, abitandola frequentemente: il grande e articolato caseggiato colonico, comprensivo di scuderia, rustici, brolo e giardino rimase infatti oggetto di particolare affezione per tutti gli eredi, che continuarono ad usufruirne fino alla metà del secolo.