Nell’ottica di un’edilizia sempre più sostenibile, i materiali costruttivi bio-compositi giocano e giocheranno un ruolo sempre più cruciale. La ragione è semplice: favorendo lo sviluppo dell’economia circolare, questi materiali riducono allo stesso tempo i processi, il cui impatto ambientale tende di conseguenza a diminuire in modo significativo.

In termini più generali, i materiali costruttivi bio-compositi andranno nel prossimo futuro e sostituire, in modo forse non rapidissimo ma certamente progressivo, le soluzioni tecnologiche tradizionali ancora oggi impiegate su larga scala.

Anche in questo senso, è importante comprendere che muoversi in questa direzione permetterà di eliminare dalla “catena produttiva” tutti quei materiali e processi che sono insostenibili sia in termini di realizzazione che di smaltimento, e che sono responsabili di una produzione massiva di CO2.

Nonostante i cambiamenti del comparto edile siano, per loro natura, più lenti rispetto a quelli di altre industrie, il contributo ormai continuo di produttori e ricercatori contribuisce sempre di più a rendere i materiali costruttivi bio-compositi i grandi protagonisti di tante nuove realizzazioni.

Vediamo insieme quali sono i principali.

Il bio-mattone in canapa e calce: alte prestazioni e basso impatto ambientale

Il bio-mattone in canapa e calce è il risultato di un progetto svolto in partnership tra ENEA e il Politecnico di Milano, e denominato “Riqualificazione energetica degli edifici pubblici esistenti: direzione Nzeb (Nearly Zero Energy Building)”.

Questo materiale bio-composito garantisce elevate prestazioni a fronte di un impatto ambientale ridotto e vede come applicazione principale l’isolamento termico degli edifici.

L’utilizzo della canapa non dovrebbe stupire, poiché non è del tutto nuovo all’edilizia green: questo materiale naturale assicura infatti un impatto limitato sull’ambiente anche in termini di ciclo produttivo, offrendo allo stesso tempo caratteristiche tecniche molto interessanti e versatili.

Per la realizzazione dei bio-mattoni in questione, si utilizza specificamente lo scarto legnoso della canapa industriale, chiamato canapulo, miscelandolo poi con la calce e ottenendo un materiale isolante e poroso, perfetto anche per evitare la formazione di muffe.

Il bio-mattone di origine batterica a cui non serve il calore in fase di produzione

Un altro materiale costruttivo bio-composito particolarmente interessante è il mattone ottenuto partendo da colture batteriche in grado di convertire sabbia, altre materie prime e sostanze nutritive in cemento biologico. In questo caso, i batteri vanno dunque a sostituire il calore nella produzione del carbonato di calcio, che ha l’obiettivo di indurire la sabbia e trasformarla in un materiale da costruzione resistente e affidabile.

L’intero processo di produzione dei bio-mattoni batterici è svolto a temperatura ambiente, e consuma dunque meno energia rispetto ai materiali tradizionali, che richiedono calore.

In definitiva, il bio-mattone di origine batterica è un materiale da costruzione organico che porta con sé innumerevoli vantaggi, anche in termini applicativi: è infatti caratterizzato da grande traspirabilità e capacità di assorbimento delle particelle inquinanti presenti nell’atmosfera.

I materiali edili ottenuti dagli scarti alimentari, per prestazioni eccellenti a un prezzo contenuto

Chiudiamo la nostra lista di nuovi materiali bio-compositi per l’edilizia menzionando l’intera linea di prodotti derivati dal riso. Più precisamente, si tratta di linee di intonaci, pannelli e malte risultato del riutilizzo degli scarti del riso, tutte caratterizzate da diversi vantaggi: ridotto impatto ambientale, risparmio energetico, costo di produzione ridotto.

Le medesime caratteristiche sono proprie di un’altra linea di materiali (nello specifico calce e sabbia da utilizzare come aggregati), stavolta derivanti dal riciclo dei gusci di uova. In questo caso, alle già citate qualità di ridotto impatto ambientale, costo contenuto e risparmio energetico vanno aggiunge quelle antimuffa e anticondensa, per prodotti “risananti” che possono essere impiegati nelle applicazioni più diverse.