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Interior solutions
RESIDENZA ISOLA Cremella, Barzanò

The residential complex has Class B energy certification. Each apartment has heating and cooling systems using radiant floor panels, while solar panels boosts the sustainability of energy use, while also notably cutting down on bills.
The rooms also have a dehumidification system, solid wood doors and windows, and quadruple glazing. The large bathrooms have bathtub or shower, as well as excellent lighting and ventilation.
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RESIDENZA MAGNOLIA Nibionno, Via Don Luigi Sturzo

Magnolia is a perfect example of the creation of a residential complex that combines energy savings with well-organised layouts, top-quality finishes, and quality and attention to detail. The ideal solution for your home for tomorrow.
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RESIDENZA ANTICA FORNACE Carnate, Via Fornace

We have many interior solutions that highlight the way that the Residenza stands out both in a palette of white-based colours and minimalist styles, or in the bolder, more daring and original shades.
Natural materials such as wood bring out the full atmosphere of Residenza Antica Fornace: parquet, furniture and complementary elements offer warmth and seem to wrap the inhabitants in a familiar embrace.
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ANTICA CORTE RURALE Barzago, via Risorgimento

A small mediaeval hamlet on the top of the Verdegò hill in Barzago. This is the location of the newly renovated Antica Corte Rurale.
Innovative design solutions together with the most advanced energy-saving techniques make the Antica Corte Rurale an absolute gem in a prestigious setting, overlooking the surrounding valleys.
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RESIDENZA MAGNOLIA Nibionno, Via Don Luigi Sturzo

Magnolia is a perfect example of the creation of a residential complex that combines energy savings with well-organised layouts, top-quality finishes, and quality and attention to detail. The ideal solution for your home for tomorrow.
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RESIDENZA ANTICA FORNACE Carnate, Via Fornace

We have many interior solutions that highlight the way that the Residenza stands out both in a palette of white-based colours and minimalist styles, or in the bolder, more daring and original shades.
Natural materials such as wood bring out the full atmosphere of Residenza Antica Fornace: parquet, furniture and complementary elements offer warmth and seem to wrap the inhabitants in a familiar embrace.
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RESIDENZA ISOLA Cremella, Barzanò

The residential complex has Class B energy certification. Each apartment has heating and cooling systems using radiant floor panels, while solar panels boosts the sustainability of energy use, while also notably cutting down on bills.
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Restauro di Palazzo Ferlendis a Lovere: nuova vita a intonaci e murature Da mesi stiamo esplorando assieme a voi il complesso progetto di restauro, ristrutturazione e riqualificazione dello splendido Palazzo Ferlendis, edificio storico a Lovere. Ci siamo mossi a partire dal cuore e dall’ossatura dell’immobile, ripercorrendo gli interventi che si sono resi necessari per la sua struttura portante, spostandoci poi verso l’esterno. Non a caso oggi vi racconteremo come abbiamo ripulito l’estetica, ossia “la pelle” del palazzo, attraverso la ristrutturazione dei suoi intonaci e delle sue murature. Il mondo degli intonaci è più vario e articolato di quanto si potrebbe inizialmente pensare. Fondamentalmente, l’intonaco si costituisce di tre elementi: un legante, un aggregato e una parte d’acqua. Tuttavia, l’impiego di diverse tipologie di legante (cemento, calce o gesso), l’utilizzo di sabbia di varia granulometria come aggregato e la possibilità di mescolare questi elementi con diverse quantità di acqua rendono possibile l’ottenimento di una vasta gamma di intonaci, tutti con caratteristiche differenti. Trattandosi, nel caso di Palazzo Ferlendis, di restauro di un bene storico, la cui struttura è costituita da antiche pareti in pietra soggette a fenomeni di umidità, si è rivelato molto importante intervenire con un intonaco che fosse in grado di consentire alla muratura di “respirare”, ossia di disperdere nell’ambiente l’umidità presente al suo interno. La tipologia di intonaco più indicata in questi casi risulta essere, sin dall’antichità, quella a base di calce. Mentre l’intonaco a base di gesso tende infatti a “consumarsi” molto rapidamente se applicato sulle pareti esterne, e quello abase di cemento – con le sue caratteristiche di impermeabilità all’acqua e al vapore acqueo – imprigiona l’acqua all’interno delle murature generando pericolosi fenomeni di condensa interna alla parete, l’intonaco a base di calce permette ai muri di disperdere l’umidità accumulata e garantisce al contempo un’eccezionale resistenza agli agenti atmosferici. Nel corso della fase realizzativa dell’intervento, dopo aver scrostato l’intonaco esistente e messo in sicurezza le murature, procedendo a “ingabbiarle” con l’ausilio di una rete metallica che potesse migliorare le prestazioni statiche e meccaniche, abbiamo proceduto alla realizzazione dei nuovi rivestimenti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’intonaco non è definibile come un unico elemento applicato sul muro. È infatti costituito da tre diversi strati: il primo, definito “rinzaffo”, si compone di una base piuttosto liquida applicata direttamente sulla muratura. Il suo scopo è quello di riempire le irregolaritàdel muro così da formare una base uniforme su cui applicare lo strato di maggiore spessore. Questo secondo strato si definisce “arriccio”, e costituisce il vero e proprio corpo dell’intonaco. È soltanto nella fase finale che si procede a realizzare il sottile strato che rimane più visibile all’occhio dell’osservatore, ossia la cosiddetta “finitura”. Quello appena esemplificato è esattamente il procedimento messo in atto da Schiavi SpA per Palazzo Ferlendis. Un intervento attento e studiato dettagliatamente e in maniera specifica per l’edificio, e che ha permesso di riportare il Palazzo alla sua meritata bellezza originaria.
Il celebre architetto Sebastián Irarrázaval ospite al prossimo CERSAIE Il celebre architetto sudamericano Sebastián Irarrázaval sarà uno degli ospiti più esclusivi della prossima edizione del CERSAIE, che si terrà a Bologna dal 25 al 29 settembre. Il 26 settembre, il progettista sarà protagonista di una conferenza stampa dedicata presso la Galleria dell’Architettura, nel contesto del programma culturale “Costruire Pensare Abitare” che, come ogni anno, porta nella città emiliana i grandi nomi dell’architettura mondiale. Ma chi è Sebastián Irarrázaval? Nato a Santiago del Cile nel 1967, si laurea presso l’Università Cattolica del Cile e, nel 1994, è già professore ordinario presso la medesima facoltà. Accanto all’attività didattica spicca, fin da subito, il grande talento creativo e progettuale che porta Sebastián Irarrázaval a lavorare come visiting professor per esclusivi atenei, come il MIT di Boston e lo IUAV di Venezia. L’opera di Sebastián Irarrázaval è da sempre incentrata sulla massima espressione della verve cilena nell’ambito dell’architettura contemporanea tradizionale della nazione sudamericana. Un esempio lampante è rappresentato dalla Caterpillar House, conosciuta anche con il nome di Casa Oruga, che Sebastián Irarrázaval ha progettato per un collezionista d’arte appena fuori Santiago del Cile: si tratta di una costruzione esclusiva, adagiata sul pendio di una montagna delle Ande, e composta da cinque container da 40’, sei container da 20’ e un container da 40’ open top destinato esclusivamente alla piscina. L’opera di questo designer è stata riconosciuta con numerosi premi: nel 1999, quello della AOA (Asociación de Oficinas de Arquitectura de Chile) come miglior giovane architetto; nel 2012 quello della Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzhen e Hong Kong; il 2014 e 2015 sono stati invece la volta del riconoscimento dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia all’interno dei workshop WAVE; e ancora più recente è la menzione d’onore “Wood Design and Building Awards” per il progetto della Biblioteca Municipal de Constitución, costruita a seguito del tremendo terremoto che, nel 2010, ha colpito la zona. Questa realizzazione, peraltro, è stata nominata per il premio Mies Crown Hall Americas, assieme al progetto del Pabellón Valparaíso, costruito per celebrare i 120 anni della Scuola di Architettura dell’Università Cattolica del Cile. Sebastián Irarrázaval ha esposto tre volte per il Cile presso la Biennale di Venezia: caratteristico della sua opera è il dialogo continuo dell’architettura con altre discipline artistiche come la scenografia teatrale, la musica e il landscape design.
I figli vanno via di casa: che fine fanno le loro camerette? Nel momento in cui i figli diventano grandi e decidono di andare via di casa, i genitori possono valutare gli spazi fino a quel momento a loro destinati riadattandoli a nuovi usi e funzioni: è la seconda vita delle camerette per bambini! Secondo un recente sondaggio condotto dal colosso Immobiliare.it, su un campione di 10,000 persone ben il 42% degli intervistati dichiara di essere andato via di casa a 25 anni di età. In particolare, il 24% degli intervistati residenti nelle regioni del Sud e nelle isole riferisce di aver abbandonato il nido familiare alla tenera età di 18 anni, perlopiù per frequentare corsi universitari fuori sede oppure dopo aver ricevuto offerte di lavoro lontane da casa. Sembra invece che i figli più legati a casa di mamma e papà siano collocati nelle regioni del Centro, dove oltre il 15% degli intervistati ha dichiarato di avere iniziato a vivere da solo soltanto dopo i 30 anni (la media nazionale si attesta sul 12%). Un altro dato interessante rilevato da Immobiliare.it riguarda la condivisione degli spazi nella casa di famiglia: il 45% del campione analizzato ha abitato la cameretta assieme a fratelli e sorelle, e il dato supera addirittura il 60% al sud. Soltanto il 34% degli intervistati ha avuto a disposizione una cameretta tutta per sé, pur avendo fratelli e sorelle. I figli unici con cameretta privata si attestano invece attorno al 21%. Tornando all’argomento principe del nostro articolo, è interessante scoprire quale sorte attende le camerette nel momento in cui i bambini, diventati grandi, vanno a vivere da soli. Secondo Immobiliare.it, il 33% delle famiglie non riutilizza la stanza che, di fatto, rimane dunque con la sua destinazione d’uso originaria senza più essere effettivamente abitata. Addirittura, nel 20% dei casi mobili e suppellettili, accessori e soprammobili non vengono toccati e la stanza si limita ad accogliere i figli che visitano i genitori di tanto in tanto. Soltanto il 13% dei genitori continua invece ad abbellire la cameretta rimasta sostanzialmente deserta, accordandola – come sempre – ai gusti dei figli. La percentuale degli intervistati che dichiara di aver “passato” la cameretta dei figli ai nipotini si attesta sul 15%. In questo modo, i nuovi bambini di casa potranno trascorrere anche la notte dai nonni avendo uno spazio tutto per sé. Ma l’ex cameretta viene mai riutilizzata in modo diverso? Secondo il sondaggio, nel 26% dei casi il locale viene riconvertito come stanza per gli ospiti, mentre il 12% degli intervistati dichiara di averlo trasformato in uno studio in cui poter lavorare da casa. Nel 5% dei casi, invece, la stanza dei bambini (cresciuti) diventa un locale per gli hobby, una palestra, uno spazio da destinare alla pittura, un ripostiglio o una lavanderia. Ciò che sorprende dai risultati del sondaggio è infine la razionalità dei figli: se, da una parte, una buona fetta dei genitori preferisce non alterare la cameretta né riutilizzarla, dall’altra i ragazzi sono perfettamente d’accordo con la sua riconversione in locale utile per le esigenze di mamma e papà. L’82% dei figli intervistati ha infatti dichiarato di non avere “nessun problema” con il cambio di destinazione d’uso della camera dell’infanzia.
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