Nell’ottica di un’edilizia sempre più ecosostenibile e, più in generale, di città sempre meno inquinanti e progressivamente più interconnesse con gli elementi naturali, non stupisce scoprire che negli ultimi mesi è nato una sorta di “termometro verde” che segnala la percentuale di riciclato e recuperato dei materiali costruttivi.

Più nello specifico, stiamo parlando della nuova UNI/PdT 88:2020, uno strumento normativo emanato dall’associazione tecnica che, da ormai quasi un secolo, si occupa di normazione tecnica nei settori industriali, rilasciando indicazioni in merito alle procedure da seguire per garantire performance, sicurezza e – più recentemente – ecosostenibilità.

Cos’è la nuova UNI/PdT 88:2020

La nuova norma è una prassi di riferimento che “definisce la modalità di verifica effettuata da parte di un organismo di certificazione del contenuto di materiale riciclato e/o recuperato e/o sottoprodotto dichiarato da un’organizzazione per un proprio prodotto, indipendentemente dalla sua tipologia, immesso sul mercato nazionale”.

Si applica “a prodotti indicati nei decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, già pubblicati e di futura pubblicazione, relativi ai criteri ambientali minimi (CAM), e/o indicati nel decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare delegato dall’ art. 26 ter della Legge 28 giugno 2019 n. 58 (conversione in legge del Decreto Crescita)”.

Emanata lo scorso luglio, la norma UNI/PdT 88:2020 si riferisce a prodotti:

  • Realizzati in metalli, leghe e derivati, inclusi quelli provenienti dal ciclo di fabbricazione
  • Destinati all’utilizzo in ambito edile, costruttivo e di arredo urbano
  • Non disponenti di specifiche norme o prassi di riferimento legate alla verifica del contenuto di materiale riciclato e/o recuperato e/o sottoprodotto

La prassi non si applica invece a materiali ottenuti dalla valorizzazione di rifiuti plastici, a biocarburanti, a carburanti e a lubrificanti, ossia a categorie di prodotti che già dispongono di norme e regolazioni specifiche e relative proprio al loro contenuto.

A cosa serve la nuova norma? A verificare il contenuto di materiale riciclato o recuperato in un prodotto

L’obiettivo della UNI/PdT 88:2020 è offrire uno strumento di verifica correttamente normato, che permetterà di valutare la quantità di materiale riciclato o recuperato presente nei prodotti commercializzati dalle aziende.

Nel rispetto dei requisiti dello schema e dell’iter certificativo proposto, UNI/PdT 88:2020 si propone quindi come vero e proprio termometro green per i tanti organismi di certificazione sempre più orientati a verificare l’ecosostenibilità dei prodotti utilizzati in ambito costruttivo.

In particolare, UNI/PdT 88:2020 è molto indicata per verificare la rispondenza ai requisiti indicati nei CAM (Criteri Ambientali Minimi) stabiliti dal Ministero dell’Ambiente, ma anche per quelli previsti da protocolli diversi ma non meno importanti, come ITACA o LEED.

La portata della norma UNI/PdT 88:2020 è nazionale. Si tratta di disposizioni paranormative orientate ad agevolare tutte le verifiche necessarie a una collettività che sta attraversando una fase di profondo e trasversale cambiamento. Nell’ottica di un approccio sempre più green che interessa le industrie in senso lato, uno strumento come quello proposto da UNI è particolarmente degno di nota, perché permette di seguire una serie di linee guida che, nel futuro, si trasformeranno nel gold standard per un numero virtualmente infinito di produttori, e non soltanto di certificatori.

Tale approccio è confermato dallo stesso presidente di UNI, Piero Torretta, che commenta: “Questa nuova prassi intende fare chiarezza per tutti gli stakeholders, al fine di risolvere le possibili difficoltà interpretative della legislazione e della normativa tecnica in materia, favorendo inoltre una compiuta e corretta confrontabilità degli elementi ambientali dei prodotti che vengono offerti sul mercato.”